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Sul palcoscenico

Sul Don Giovanni di Currentzis e Castellucci

Salisburgo 2021: l'estetismo nichilista di un capolavoro mozartiano

Al festival di Salisburgo 2021 era in cartellone il Don Giovanni di Mozart, sotto la direzione di Teodor Currentzis e la regia di Romeo Castellucci. Molti, come al solito, hanno storto il naso dopo aver visto lo spettacolo. Una rappresentazione sopra le righe, enfatica, gratuita, inutilmente provocatoria, lontana dallo spirito mozartiano - hanno detto alcuni critici. A me sembra invece che questo Don Giovanni sia straordinario. Le ragioni sono tante. La prima che mi viene in mente è il perfetto connubio tra interpretazione musicale e realizzazione scenica. Currentzis e Castellucci lavorano perfettamente all’unisono per realizzare una precisa concezione artistica di quest’opera. Sotto questo profilo, non sono d’accordo sul fatto che la regia “non si dovrebbe vedere”. Sono convinto che non esistano dogmi o canoni universali in musica, né tanto meno nel teatro in musica. Già ai tempi di Mozart Goldoni si chiedeva, non senza una certa dose di invidia, come mai quest’opera riscuotesse tanto successo tra il pubblico. Dopo tutto, non rispettava nessuno dei canoni estetici della tradizione aristotelica e doveva essere giudicata per forza brutta, senza possibilità di appello. E in effetti sono la partitura e il libretto del Don Giovanni a infrangere per prima le regole estetiche del tempo. Questo elemento trasgressivo c'è nella realizzazione di Castellucci, ma non è fine a se stesso. La presenza invadente aspetti scenici serve a sottolineare la lettura della partitura offerta da Curretzis, il suo fraseggio fatto di incisi brevi con forte accentuazione ritmica. Un ritmo quasi ossessivo che viene esaltato dalle continue variazioni dell’impianto scenico, il cui impatto visivo viene a sua volta amplificato dalla musica. Nulla in questo è lasciato al caso o risulta superficiale, strumentale, sopra le righe, furbesco. Lo sforzo di Curretntzis e Castellucci è piuttosto quello di mettere in luce un aspetto del mito di Don Giovanni che spesso viene lasciato sotto traccia dagli interpreti.  A Curretzis non interessa né il lato drammatico né quello comico dell’opera. Ciò che Currentzis e Castellucci vogliono mettere in scena è il volto “estetizzante” del Don Giovanni. La seduzione fine a se stessa che anima Don Giovanni, trascinandolo in un turbinio di eventi di cui egli per primo, al pari dello spettatore, perde il controllo, si sottrae a qualsiasi determinazione razionale o valutazione etica. E’ purezza del desiderare, puro slancio vitale, come dice Kirkegaard nel suo commento all'opera di Mozart. Un vitalismo sfrenato che  Currentzis e Castellucci riproducono a livello percettivo nello spettatore serrando i tempi, alternando continui colpi di scena, esasperando i contrasti, sovraccaricando chi assiste all'opera di emozioni immediate. Un’estetica che è pura sensazione percettiva irriflessa. E cos’è tutto questo se non una rappresentazione trasfigurata del presente e della tensione estetizzante che ritroviamo oggi in qualsiasi manifestazione culturale, dal teatro alla musica al cinema alla letteratura alla moda, per arrivare alle relazioni sociali e alla sfera politica? Un estetismo fine a se stesso che nello spettacolo di Currentzis e Castellucci assume una connotazione nichilista. Quella che si intravede in Don Giovanni non è tanto una pulsione di morte di freudiana memoria, tuttavia. Il nichilismo assume qui la forma di una progressiva consumazione e dissoluzione delle convenzioni sociali su cui si reggono l'amicizia, la famiglia, i rapporti tra padrone e servo, padre e figlia, come pure i legami di sangue, le gerarchie nobiliari, la società nel suo complesso. Tutto un po' alla volta si sfalda trasformandosi in pietra, in monumento del passato.  Come a segnalare il venir meno di una intera epoca. Anche questa una mossa geniale della regia. 


Trovo tutto questo tanto geniale quanto magnifico, pur nel rispetto dei giudizi altrui ovviamente.