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On Stage

Petrushka

Il Santo Graal della letteratura pianistica, tra controllo e abbandono

Petrushka è un marionetta che nel balletto di Stravinsky, grazie ad un incantesimo, si anima si sentimenti umani nel clamore della piazza di Pietroburgo. Il suo è però un destino tragico: travolto dall’amore non corrisposto per la Ballerina, Petrushka viene ucciso dal Moro di fronte all’indifferenza della gente, e il suo fantasma tormenterà in eterno chi a Petrushka aveva concesso sentimenti umani. Si sa che Stravinsky, dieci anni dopo la prima del balletto, ne compose una riduzione per pianoforte, selezionando i tre movimenti dove questo strumento era già ampiamente presente della partitura originale. Sorprendendo il suo stesso autore, i Tre movimenti da Petrushka sono diventati un pezzo iconico, una sorta di Santo Graal della letteratura per pianoforte. Perché? Innanzitutto perché è un pezzo molto difficile da eseguire. Per chi si è formato sulla letteratura pianistica ottocentesca, il primo approccio con Petrushka è spiazzante e deprimente. Molti passaggi appaiono, semplicemente, impossibili da eseguire. Così, armato di santa pazienza, il povero pianista è costretto a reinventare il proprio modo di suonare, a escogitare trucchi per risolvere problemi mai visti prima. E per fare questo serve grandissima abilità e, soprattutto, un enorme controllo del proprio corpo e della tastiera. Senza tutto questo, Petrushka non è si riesce a suonare. Ma qui sorge il problema centrale. Petrushka è una marionetta animata da un demone che la trascina in una passione sfrenata nel chiasso di una sagra cittadina, per consegnarla infine a un destino beffardo. Quello che la partitura mette in scena è cioè un sabba dionisiaco che richiede l’abbandono dell’interprete, un suo consegnarsi anima e corpo alla musica. Se così non accade, Petrushka finisce col mettere in scena il movimento meccanico della marionetta sbagliata: quella del pianista.


Tutto questo per dire che eseguire Petrushaka è come camminare bendati su un filo sospeso sul precipizio. Serve controllo estremo e al contempo abbandono emotivo senza limiti. Una contraddizione che è impossibile risolvere, e che rende così affascinante questo pezzo. Quando si esegue Petruska si “sbaglia” per forza. E’ impossibile non farlo. Ma il non rispettare la partitura è ammesso quando diventa parte del gesto artistico, partecipazione scenica al senso dell’opera. Questo spiega perché portare questo pezzo in concerto o a un concorso viene visto dai musicisti come giocare alla roulette russa. Se l’impresa riesce, entri nell’olimpo degli dei. Se fallisce, sarai ricoperto dal ludibrio per sempre perché hai osato sfidare il destino. Molti ci hanno provato, pochi ci sono riusciti.

Magari proverò a postare qualche esempio, bello e brutto. O probabilmente molti ne avete in mente voi.

Petrushka di Stravinsky | La sfida dei tre movimenti