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Inside the Score

Mendelssohn era un genio

La struttura narrativa della Romanza senza parole op. 102 n. 4

Affermazione banale quella del titolo, si potrebbe dire. Fatto sta che il genio di Mendelsshon si coglie non solo nelle grandi opere ma anche nelle cose apparentemente insignificanti. Ad esempio, la Romanza senza parole op. 102 n.4. Un pezzo breve, senza pretese, che tanti giovani aspiranti pianisti hanno frequentato. Eppure…

A me è la “struttura narrativa” di questa Romanza a colpire. Il brano si apre con degli arpeggi ascendenti e discendenti che affermano la tonalità di impianto (Sol min) mediante l’alternanza tonica-sottodominante (Do min7)-tonica. Un incipit dal sapore perentorio e drammatico, che sembra preludere a un canto fiero e struggente, come spesso accade nelle Romanze. In questo il Sol min non lascia scampo, è una tonalità che ben si presta a generare questo clima emotivo. Eppure l’attacco del tema è a dir poco sorprendente! Mendesshon modula subito in una tonalità lontana (Do mag7), come se all’improvviso lo sguardo si spostasse altrove, generando una sorta di flash-back narrativo, quasi una reminiscenza di un altro luogo, di un altro tempo. Più precisamente, il tema sembra trasportaci nel mezzo di una affabile conversazione partita chissà da dove e che certo altro riguardava. Si tratta del ricordo di un momento intimo e sereno (ci siamo spostati in Si bem mag), nel quale il tempo fluiva senza fatica (ci siamo arrivati senza scosse dalla strada principale, attraverso Fa mag7). Ma è solo un attimo. Proprio da quella placida conversazione riemerge infatti, grazie a poche pennellate, il clima drammatico che animava l’inizio della narrazione, segnato dal ritorno al Sol min. Un ritorno che veicola e alimenta il culmine emotivo del brano, una progressione discendente dalla grande potenza lirica e drammatica, dove le note ribattute e il ripetersi della struttura della frase sembrano sottolineare la fatica del momento, l’impossibilità di abbandonare il pensiero di quel dolore, che sempre ritorna, sempre si ripresenta. Dolore della perdita della persona amata e del tempo perduto. Tanto che la reminiscenza del dialogo pacato, sereno e amorevole col quale il brano si era aperto, finisce inesorabilmente con l’acuire il dolore del presente.

Un momento di grande intensità poetica, questo, di cui Mendelsshon era maestro indiscusso.

Meraviglioso, mi vien da dire.

Ovviamente tutto questo non sta scritto sulla partitura. E solo frutto della mia fantasia. Ma mi faceva piacere condividerlo con voi.

Buona giornata