I corni di Brahms
Come i dettagli fanno la differenza: l'assolo dei corni nella Prima Sinfonia
Come distinguere un’ottima esecuzione di una brano di musica classica da una soltanto mediocre? Sono i dettagli a fare la differenza!
Prendiamo ad esempio il quarto tempo della prima sinfonia di Brahms, una delle opere più straordinarie mai composte. Io me lo immagino così. Inizio: una tempesta sta arrivando in lontananza. Dapprima si sente il rombo del tuono, poi si alza lentamente il vento e cadono le prime gocce di pioggia (pizzicato degli archi). Poco dopo le folate di vento e la pioggia acquistano forza trasformandosi in una tempesta vorticosa che tutto trascina con sé (progressioni ascendenti e discendenti degli archi, . Superato il suo apice, la tempesta all’improvviso si placa (rullo di timpani in dissolvenza): le fitte nuvole che offuscano il paesaggio si diradano all'improvviso, facendo riapparire la linea dell’orizzonte illuminata dal sole. Si tratta dell'orizzonte illuminato tracciato dal meraviglioso assolo dei corni, ripreso dal flauto e sostenuto da tromboni, fagotto e controfagotto; un assolo che introduce il celebre tema del quarto movimento. Questo tema, che tutti abbiamo sentito mille volte, sembra raffigurare la ripresa della vita dopo la tempesta. Diradatesi completamente le nubi, le persone escono dalle loro case e riprendono la loro esistenza quotidiana per gentile concessione della natura.
Ma è sull’assolo dei corni che occorre concentrare l’attenzione! Qui il genio di Brahms emerge nella sua limpidezza: il primo corno esegue note molto lunghe, come a tracciare l’orizzonte illuminato che riemerge dalla tempesta. Ma note così lunghe sono impossibili da eseguire senza riprendere fiato e quindi senza generare uno stacco, una discontinuità nel suono. Proprio ciò che Brahms vuole evitare! La magia di quel momento svanirebbe, e tutto sarebbe perduto. Per ovviare a questo problema, un secondo corno si sovrappone al primo eseguendo la stessa nota nel momento il cui il primo cornista deve riprendere fiato, e questo trucco, mai pensato prima da nessun compositore, attribuisce al suono continuità e spazialità, rendendo quell’assolo di una bellezza straordinaria. Se si guarda lo spartito è facile capire come il gioco di sovrapposizioni incrociate tra i due corni sulla stessa nota funziona (la voce del primo corno corrisponde alla linea rossa, quella del secondo corno alla riga blu, le pause per respirare sono cerchiate):


Di più, come si vede nello spartito, la sovrapposizione tra i due corni viene sfruttata da Brahms non solo per produrre una nota lunga altrimenti ineseguibile, ma anche per generare un crescendo su una singola nota (<f> nella partitura): una pulsazione di suono quasi come un abbaglio di luce, prodotta dall'entrata del secondo corno in sovrapposizione. Cosa che sarebbe impossibile da fare quando i polmoni del primo corno sono già ampiamente vuoti. Questo gioco viene poi riproposta da Brahms alla fine dell'assolo, coinvolgendo anche flauti, oboi e fagotti (nella partitura ho cerchiato i raddoppi (due note appaiate) corripondenti al forte (<f>) in pulsazione):

Ma questi trucchi inventati da Brahms per produrre suoni mai sentiti prima in un'orchestra, funzionano solo se i due corni sono perfettamente accordati, hanno lo stesso timbro, garantiscono al suono la stessa intensità: suonano insieme come se fossero una voce sola. Ottenere questo è estremamente difficile, tuttavia. Serve grande maestria, perfetta coordinazione, esasperata coerenza timbrica e controllo da parte dei musicisti, e grande minuziosa attenzione da parte del direttore. Un passaggio chiave di poche battute, pochi secondi, nel quale tuttavia tutto si gioca: la magia, l’invenzione, la bellezza dell’intero quarto movimento. Ed è proprio in quel passaggio, in quelle poche note, che la qualità di un’esecuzione eccelsa si staglia cristallina rispetto alla mediocrità di qualsiasi altra. Perché da quelle poche note tutto il resto dipende.
Ovviamente, due piccoli particolari esecutivi come quelli che ho provato a descrive non sono sufficienti, anche se ben realizzati, a rendere eccellente un'interpretazione. Ma la bellezza si nasconde comunque nei dettagli: è la somma di questi particolari, apparentemente insignificanti se presi da soli, a rendere indimenticabile un'interpretazione.